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Giornata internazionale della donna

Nelle foto, un comizio socialista di Klara Zetkin alle donne operaie negli anni ’10 del Novecento. Le donne lavoravano nelle fabbriche, soprattutto tessili ma anche metallurgiche, già prima dello scoppio della Prima guerra mondiale, tradizionalmente ed erroneamente considerato l’evento che fece entrare le donne in fabbrica, anche se è vero che la mobilitazione industriale bellica e l’invio di molti uomini al fronte ne fece aumentare in maniera esponenziale il numero. Il lavoro femminile è sempre stato fortemente discriminato, sia per quanto atteneva le retribuzioni – a parità di lavoro le donne venivano e vengono pagate meno – sia per quanto atteneva le mansioni, con le donne relegate in quelle considerate “da femmine”, meno ambite, spesso molto faticose e insalubri. Infine, le donne non ricevevano alcuna forma di formazione professionale, che dovevano acquisire “sul campo”, e raramente accedevano a ruoli dirigenziali. Anche le mansioni impiegatizie, in cui le donne saranno massicciamente inserite nel corso del ‘900, agli albori dell’industrializzazione raramente vedevano l’ingresso delle donne, a cui restavano preclusi determinati lavori.

Le origini dell’8 marzo affondano nel socialismo marxista, e riecheggiano il tortuoso percorso che portò, alla fine dell’Ottocento, alla nascita del Primo maggio. Le donne socialiste americane ed europee della Seconda internazionale tra il 1908 e il 1910 iniziarono a discutere dell’esigenza di avere una giornata dedicata ai diritti delle donne, intese come donne lavoratrici, che ne mettesse al centro le specificità e ponesse con forza il tema della “liberazione” delle donne.

Tra il 1908 e il 1909 le americane iniziarono a celebrare il Woman’s day, in date variabili, mentre sul versante europeo la Conferenza internazionale delle donne socialiste di Copenaghen del 1910, presieduta dalla socialista tedesca Klara Zetkin – già alla guida dell’Ufficio di informazione delle donne socialiste in seno all’Internazionale e fondatrice della rivista Die Gleichheit (L’uguaglianza) – proclamò l’istituzione della Giornata internazionale della donna, che si tenne per la prima volta nel 1911. Anche questa nei primi anni si svolse in date variabili tra febbraio e maggio.

La Giornata internazionale della donna era una data di lotta e di rivendicazioni, molto conflittuale, e non fu una mobilitazione secondaria nel panorama del socialismo dei primi decenni del ‘900. Vale la pena di ricordare che la prima rivoluzione russa del 1917, la “Rivoluzione di febbraio”, ebbe origine da una manifestazione di donne contro la guerra a Pietrogrado (nome assunto da San Pietroburgo durante la Prima guerra mondiale) proprio l’8 marzo (23 febbraio secondo il calendario giuliano utilizzato in Russia, da cui il nome). Da questo fatto ebbe poi origine anche la scelta dell’8 marzo come data stabile, ad opera della seconda Conferenza internazionale delle donne comuniste nel 1921, in omaggio allo sciopero del 1917

La Giornata internazionale della donna è stata a lungo oggetto di repressioni nei diversi paesi. In Italia ad esempio la Giornata iniziò ad essere praticata l’8 marzo già nel 1945 a guerra ancora in corso, quando si tennero manifestazioni ed eventi nelle zone liberate del Paese su iniziativa dell’UDI (Unione donne italiane, che raccoglieva socialiste, comuniste, azioniste e della sinistra cristiana), ripetute l’anno successivo in tutta la penisola. Su iniziativa di Teresa Mattei, Teresa Noce e Rita Montagnana (tutte comuniste elette all’Assemblea costituente) fu lanciata la mimosa, un fiore si stagione, come simbolo della Giornata. Quel simbolo negli anni ’50 divenne motivo di arresto per molte donne che lo distribuivano in pubblico.

Negli anni ’70 il nuovo femminismo contribuì, non senza rinnovati conflitti, a legittimare la Giornata. Negli anni ’70 anche l’ONU l’ha in qualche modo accolta. Come il Primo maggio, anche la Giornata internazionale della donna ha progressivamente assunto il nome di “festa”, ed oggi ci si riferisce comunemente ad essa con il termine di “Festa della donna”, dizione che se da una parte ne ha favorito la patrimonializzazione culturale da parte di ampi strati della popolazione italiana dall’altra ne nasconde e rimuove le origini politiche.

Dopo un lungo periodo di declino, a partire dagli anni ’80 del ‘900, di questo suo significato originario, negli ultimi anni i nuovi movimenti femministi del XXI secolo hanno contribuito a riportarne in primo piano il carattere di giornata di lotta, recuperando anche la formula dello sciopero delle donne.

Per approfondire

Risorse online

Discorso di Klara Zetkin sulla questione femminile

Film documentario Paura non abbiamo, sull’arresto di attiviste dell’UDI che distribuivano mimose a Bologna negli anni ’50.

Libri

Tilde Capomazza, Marisa Ombra, 8 marzo. Una storia lunga un secolo

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