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Le donne nella Resistenza

In questa MOC di Andrea Boninsegna, alias Jasta.11, un gruppo partigiano tende un’imboscata ad alcuni militi della Repubblica sociale italiana agli inizi della primavera del 1945. Donne in armi che presero parte in prima persona ai combattimenti della Resistenza non furono rare, anzi furono molte di più di quanto comunemente si pensi.

Senza le donne non ci sarebbe stata la Resistenza. Il ruolo femminile nel biennio 1943-’45 fu cruciale sotto molteplici aspetti. Non solo dal punto di vista assistenziale, in un’opera che vide le donne impegnate nei ruoli “classici” della cura dei feriti e della cucina, e oltre lo stereotipo della staffetta. Le donne infatti svolsero sia importanti compiti di collegamento e cerniera fra le bande partigiane e fra la popolazione civile e queste ultime, ma parteciparono anche in prima persona alla lotta armata, anche se la qualifica di partigiano combattente, già di per sé declinata al maschile, raramente e con difficoltà verrà loro riconosciuta dopo la guerra. Gli stessi Gruppi di difesa della donna, nati a Milano nel 1943 su iniziativa di comuniste, azioniste e socialiste, se da una parte erano destinati a funzioni di assistenza dei partigiani, dall’altra misero in discussione i concetti di difesa e assistenza rilanciando il ruolo femminile. Ma anche lontano dalla lotta armata vera e propria, le donne furono cruciali nel tessere, in prima persona e spesso in autonomia se non all’insaputa degli uomini, le reti che permisero a numerosi ex prigionieri di guerra Alleati fuggiti dopo l’8 settembre di nascondersi e di salvarsi. Le cifre ufficiali ci raccontano di 35000 partigiane combattenti, 4600 arrestate, torturate e condannate, 2750 deportate in Germania, 623 uccise in battaglia o fucilate, 512 commissarie di formazioni partigiane, decine di migliaia organizzate dai Gruppi di difesa della donna.

Questo protagonismo femminile si inseriva in un processo di progressiva maturazione che aveva preso il via tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, seppur lentamente e tra enormi difficoltà, ma che nella Resistenza trovò un punto di approdo e di rilancio al tempo stesso, rappresentando quindi un passaggio cruciale. Il protagonismo femminile nella lotta di Liberazione annunciava l’acquisizione della piena cittadinanza, estrinsecatesi con la conquista del diritto di voto nell’immediato dopoguerra. Molte donne continueranno la militanza politica nel dopoguerra, sia nei partiti di massa che in proprie organizzazioni ad essi collegate così come nei sindacati, seppur in un clima generale segnato da ansie conservatrici, fino alle travolgenti trasformazioni degli anni Sessanta e Settanta.

L’immagine della donna nella Resistenza è però rimasta legata ai canoni tipici della rappresentazione dei ruoli femminili nelle società tradizionali, proprio perché la loro stessa presenza, il loro rapporto con le armi, tradizionalmente monopolio maschile, metteva in discussione quei ruoli e prefigurava grandi cambiamenti nella famiglia, nell’organizzazione sociale e nella cultura.

Per approfondire

Risorse online

Donne della Resistenza. Partigiane, staffette e combattenti, documentario di Rai cultura

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